La vexta quaestio dell’ampliamento dello stadio Ezio Scida ai tempi in cui il Crotone calcio è arrivato in Serie A, è più o meno la stessa di quando la squadra conquistò per la prima volta il diritto a disputare il campionato di Serie B.  Stadio piccolo, pochi posti e quindi la difficoltà di procedere a un ampliamento poiché esso sorge in un’area di forte interesse archeologico.

La questione si pose quindici anni fa, e fu costruita la cosiddetta curva nord , valorizzando alla meglio le preesistenze archeologiche che giacciono ai piedi della struttura e che continuano sull’asse di un’area contigua che all’epoca era soggetta anch’essa ad ampliamento; quella del reparto microcitemia dell’ospedale civile. In quegli anni il direttore della Soprintendenza archeologica per l’area di Crotone era il Dr. Roberto Spadea, che oggi è in quiescenza e vive a Roma. 

Che nell’area dello stadio giacciano importantissime preesistenze archeologiche è cosa risaputa da sempre; ma stavolta si sostiene che lì sotto vi sia sepolta addirittura l’agorà, ovvero la piazza principale dell’antica polis di Crotone, vale a dire: il cuore pulsante di una delle più importanti colonie greche dell’Italia meridionale.

Domanda – Dr.Spadea, ha avuto modo di seguire la vicende dello stadio di Crotone, cosa sta accadendo ?

Spadea – Si ripete ciò che accadde quando il Crotone fu promosso in serie B. Andava costruita la curva nord. Ci presentarono un progetto relativo a una struttura leggera che noi approvammo e quindi ci consentirono di fare un’analisi archeologica preliminare e preventiva.

Domanda – Quali furono le risultanze di tale analisi ?

Spadea –  Non fu una sorpresa, perché l’area intorno al campo sportivo, compreso gli spazi che vengono occupati per le giostre, era già stata indagata dalla Soprintendenza a più riprese a partire dagli anni 70 sino al 1982.

Domanda – Cosa venne alla luce durante quelle campagne di scavo ?

Spadea – Vennero fuori degli ambienti di grande importanza e taluni erano contigui allo spazio che sarebbe poi stato occupato dalla curva nord. Lì trovammo anche delle colonne crollate. La soluzione fu quella di coprirle e preservarle. Qualcuno ci accusò di averle sigillate, ma non fu così; l’intervento è perfettamente reversibile.

Domanda – Ma cosa vi spinse a dare il via libera alla costruzione della curva nord ?

Spadea – Ci fu una specie di compromesso all’epoca, tenendo conto anche delle esigenze della tifoseria locale che era un po’ turbolenta. Io stesso ne avevo fatto le spese evitando per poco un linciaggio. Ci rendemmo conto che quelle esigenze erano espressione di un forte fenomeno sociale, che i tifosi andavano ascoltati, e che esse andavano in qualche modo soddisfatte.

Domanda – Anche questa volta è così.

Spadea – Adesso il problema che si pone è più vasto perché si tratta di costruire una tribuna. Io non ho avuto modo di vedere i progetti per valutarne l’invasività e la distruttività sull’area archeologica. Tuttavia ho letto sulla stampa, perché qualcuno ha vociferato in tal senso, che in quell’area vi sia l’agorà della Crotone antica. Ecco, te lo dico in tutta onestà; quello io lo smentisco, perché i quartieri che abbiamo scavato, i frammenti di essi, sono quartieri artigianali, con delle case e laboratori annessi. Quella zona l’abbiamo definita come il quartiere ceramico dell’antica Crotone; essa è ancora più vicina all’ospedale e si estende verso la collina. Il quartiere ceramico ha comunque le caratteristica di un’area pubblica; ma da qui a intravedervi un’agorà…

Domanda – Perché allora la Soprintendenza ha dato parere positivo all’avvio dei lavori e adesso si assiste alla levata di scudi degli archeologi ?

Spadea – E’ un fatto abbastanza naturale allorché si ipotizza una distruzione di aree di interesse archeologico. Ma perché dobbiamo sacrificare una memoria, una radice antica a qualcosa di così effimero come uno stadio ? La risposta è che Crotone deve fare i conti con le sue preesistenze archeologiche; un discorso che abbiamo ripetuto per tanti, tanti, tanti anni.Ma esso è caduto sempre nel vuoto; è andato avanti tra proponimenti e contraddizioni della varie amministrazioni succedutesi negli anni.

Domanda – E la soprintendenza che faceva ?

Spadea – Noi siamo andati avanti tra mille difficoltà e siamo riusciti a ricostruire una quadro della Crotone antica, anche se esso non è completo.  Il problema dell’agorà è estremamente sentito e andrebbe affrontato, ma non so dove. Noi l’anno scorso abbiamo pubblicato un volume abbastanza articolato sulla topografia di Crotone. Ci sono delle ipotesi, come quella avanzata da Giovanna Verbicaro, che interessano l’area del campo sportivo. Ma sono soltanto delle ipotesi.

Domanda – Frattanto che può accadere ?

Spadea – Tornando alla questione del Crotone calcio; non credo che si possa traccheggiare ancora a lungo con una squadra che disputa le sue partite casalinghe addirittura a Pescara. Occorre trovare un compromesso tra calcio e tutela dei beni archeologici e quindi far conciliare le due cose.

Fonte: Il Crotonese