Impegnati gli archeologi Gianluca Lo Bue di Alia e Daniela Murphy

E` uno dei porti più antichi in attività, un esempio pressoché unico in Italia. Proprio per questo il porto vecchio di Crotone custodisce tesori archeologici che potrebbero rivelarsi molti interessanti. Reperti la cui presenza è già stata accertata da diverse indagini della Soprintendenza archeologica, e che tra qualche tempo potrebbero diventare patrimonio della città e dei suoi abitanti.
Magari proprio nello stesso momento in cui il porto vecchio avrà due bracci più lunghi, a garantirgli maggiore protezione dallo scirocco e un maggior numero di posti barca.

Sono iniziate, infatti, con i primi rilievi topografici a terra e con la successiva messa in posa di parte del reticolo subacqueo, le operazioni preliminari alle indagini archeologiche preventive che verranno condotte nello specchio di mare interessato dall’allungamento dei due bracci del porto.

Domenico Marino è il responsabile della Soprintendenza archeologica regionale per il territorio di Crotone; e, in questa veste, è il direttore unico dell`operazione in corso presso il bacino portuale. “Si tratta – spiega – di ricognizioni visive del fondale che hanno lo scopo di individuare e localizzare con il Gps eventuali reperti mobili o inamovibili che affiorino dal fondale“.
Un`attività prescritta dalla legge 163 del 2006, che obbliga chiunque svolga lavori pubblici ad effettuare rilievi archeologici preliminari, per evitare che preziosi reperti possano andare distrutti o essere depredati, e per trovare insieme ai committenti dei lavori il modo migliore per restituirli al patrimonio storico ed archeologico della nazione.

I lavori in questione riguardano l’allungamento dei due bracci del porto vecchio, per come previsto dal progetto redatto dall’Ufficio Opere marittime per la Calabria e finanziato per 7 milioni di euro dai fondi europei, che ha come soggetto attuatore l’Autorità portuale di Gioia Tauro. Ma al di là delle prescrizioni di legge, è importantissimo prestare la giusta attenzione ad un luogo che in Italia ha pochi eguali.

Il porto vecchio di Crotone – ricorda Domenico Marino – era operativo già almeno dall’età romana repubblicana, per come confermato tra l’altro dalle indagini effettuate nell`ambito del progetto Archeomar e, successivamente, dalla Soprintendenza negli anni 2009 e 2010“.
L’attuale molo foraneo – prosegue l’archeologo – corrisponde al luogo di imbarco e sbarco in età romana, mentre appare evidente che il “lanternino” fosse un punto nevralgico dell`antico bacino“.
Un bacino che, tra l`altro, era decisamente più ampio dell`attuale.
Questo – prosegue Marino – vuol dire che in questo luogo sono avvenute operazioni di carico e scarico di merci, di imbarco e di sbarco di persone, per almeno 2300 anni ininterrottamente“.

Nel corso di tanto tempo sono ovviamente molti gli episodi legati a naufragi, affondamenti, perdite di carico o cadute di materiale in mare. Tutte circostanze che hanno fatto in modo che l`area intorno al porto diventasse specialissima custode di 2300 anni di storia.
Una storia non solo romana – afferma il funzionario della Soprintendenza – ma anche dell`alto e del basso medioevo, del periodo viceregnale, di epoca più moderna; e poi una storia sia commerciale che militare“.

Ecco perché i rilievi archeologici sono così importanti ed ecco perchè sono stati affidati a personale altamente specializzato, due archeologi che sono anche in possesso di uno speciale (e non comune) brevetto di Operatori tecnici subacquei, “Daniela Murphy e Gianluca Lo Bue opereranno, dunque, fino al 13 aprile prossimo nelle nostre acque documentando con fotografie e filmati – precisa Marino – ogni passo della loro ricognizione, per ricostruire con esattezza scientifica i fondali interessati dai lavori“.

Successivamente potrà partire il bando che porterà alla realizzazione dell`opera, mentre la Soprintendenza archeologica e le altre istituzioni interessate decideranno il modo migliore per valorizzare gli eventuali reperti ritrovati.
Infine verranno monitorati anche i successivi lavori di dragaggio, che abbasseranno il fondale di quattro metri per gettare le fondamenta del prolungamento del molo sopratutto e del molo Sanità.

Fonte: Assarca.com