Autore: Antonella Marazziti

Un tesoretto di monete antiche (datate fra il 1798 e il 1835), palle di cannone in ferro e in pietra, e le vestigia di un’antica torre medioevale, inglobata nella cortina lato mare del castello di Carlo V. Sono alcune delle scoperte effettuate durante i sondaggi archeologici, preliminari al consolidamento del declivio “orto Candela ” ed al rifacimento di un muro di contenimento crollato un paio di anni fa, su via interno Verdogne, ai piedi della fortezza.

«Questo castello è un vero tesoro, un grande patrimonio per la città e le scoperte fatte sono veramente interessanti», ha affermato il sindaco Peppino Vallone, durante la conferenza stampa di ieri, presso l’aula consiliare. Del tesoretto, scoperto sottoterra nell’”Orto” , durante i saggi, ha parlato l’ archeologo Domenico Marino, dell’ufficio scavi della Sovrintendenza beni archeologici.

Dieci tornesi d’argento del 1825, tra le monete ritrovate, coniate durante i regni di Ferdinando IV (divenuto poi Ferdinando I, re delle due Sicilie), Francesco I, Ferdinando II e Carlo IV, re di Spagna. Inoltre una piastra da 120 grani, un carlino di dieci grani del 1798, un tarì di 20 grani del 1798, dieci tornesi del 1831 e una piastra d’argento di 20 grani del 1835.

«Il 50% del Castello di Carlo V è ancora da scoprire», ha sottolineato l’assessore alla cultura Silvano Cavarretta, spiegando che, da studi effettuati su antiche mappe, e dalla presenza di vani di finestre murate, risulterebbe la presenza di ampie zone sconosciute all’interno del maniero. «Nel mese di febbraio – ha annunciato Cavarretta – un gruppo di speleologi esplorerà quest’ala del castello, per verificare la presenza di vani ed ambienti rimasti finora segreti».

Sulla imminente ultimazione dei lavori è intervenuto l’assessore all’urbanistica Ettore Perziano. «I lavori di ripristino sull’Orto candela – ha assicurato – si concluderanno entro il mese di marzo, per eliminare i disagi causati ai cittadini dal crollo del muro in via Verdogne».

E’ stato il professor architetto Marco Dezzi Bardeschi, coordinatore dei lavori di messa in sicurezza dell’area, a sottolineare la delicatezza dell’intervento dal punto di vista geo-tecnico. Ha infatti rilevato la presenza sul pendio (oggetto del consolidamento), di depositi di sabbie su lenti di argilla, che hanno causato lo scivolamento del terreno ed il conseguente crollo del muro alla base. L’architetto ha quindi dato rassicurazioni circa la stabilità del castello, dove, sulla cortina lato mare, tra il bastione San Giacomo e quello di santa Caterina, si evidenzia la presenza di lunghe fessurazioni longitudinali: «Si tratta di stacchi, fessurazioni, fenomeni storici di assestamento. In previsione c’è un sistema di monitoraggio sulle murature».Sui prossimi lavori l’architetto Dezzi Bardeschi ha precisato: «Al piede del declivio, verrà realizzato un muro più basso di quanto era in precedenza, ed il pendio verrà subito piantumato. Nel fossato del castello verrà realizzato un giardino, anche con la sistemazione di alcune opere d’arte. E sarà realizzata una scala all’interno del bastione di santa Caterina, per garantirne la reale fruibilità».

«Questa prima indagine – ha spiegato invece l’archeologa, Chiara Dezzi Bardeschi – ha offerto l’opportunità di avviare uno studio organico sulla ricca stratificazione che testimonia le varie fasi costruttive della fortezza». L’archeologa ha evidenziato come fonti d’archivio, conservate anche in Spagna a Simancas, attestino le trasformazioni subite dalla fortezza, che in periodo svevo e angioino, aveva la forma di un pentagono, con ai vertici cinque torri angolari. «Gli scavi – ha continuato – iniziati il 22 novembre, hanno interessato, all’esterno, la base del cosiddetto Orto candela, l’area antistante la Porta del Soccorso del bastione san Giacomo e la torre medioevale inglobata nella cortina orientale».

La Bardeschi ha spiegato che il primo saggio, su un’area di 11 metri per 3 metri, ha permesso di mettere in luce la soglia ed il sistema connesso alla porta del Soccorso, la scarpa del muro della cortina settentrionale del bastione ed un pregevole pavimento ottocentesco. Il secondo saggio, su un’area di 5,5 metri per 11 metri, ha fatto luce sulla torre tonda (la cosiddetta “torre mozza”), precisandone dimensioni e forma. «La torre, con una leggera scarpa – ha precisato l’archeologa – è costruita direttamente sulla superficie in pietra arenaria di uno sperone roccioso. Inattesa la scoperta di una raffinata lavorazione del basamento».

Erano inoltre presenti all’incontro, un consulente del gruppo di lavoro, arch. Maria Adamo e l’ architetto Elisabetta Dominijanni, responsabile tecnico comunale dei progetti complessi.

Fonte: Blog di Antonella Marazziti