Estratto da Il Crotonese

La testina del kouros, terracotta di un giovanetto, ritrovata a Fondo Gesù e riportata nel manifesto del seminario di studi, sembra ridare con il suo sorriso un nuovo avvio alla ricerca archeologica di Crotone e del suo territorio. L’auspicio è duplice se si pensa che proviene da un quartiere dove sono stati avviati saggi archeologici preliminari a un grande intervento di riqualificazione urbana che vede nei suoi abitanti i principali artefici di un riscatto sociale ed urbanistico.

Le aspettative dal convegno sulla Magna Grecia erano tante e le risposte non si sono fatte attendere nei tre giorni di seminario.

Pitagora è stato oggetto del primo e dell’ultimo intervento. Un pitagorismo diverso da quello abitualmente propinato in convegni e lezioni. Alfonso Mele, con il rigore scientifico dello storico ma allo stesso tempo con parole semplici, ha sviluppato il rapporto tra il filosofo, il commercio e l’artigianato: Pitagora, figlio di un commerciante proveniente da Delfi, deve il suo nome a Pito, l’oracolo di Apollo, a cui il padre si rivolge prima di partire per i suoi commerci. E il porto, luogo di scambio per i commercianti, diventa elemento di prosperità per una città. La stessa dottrina pitagorica dei numeri deriva dalla tradizione commerciale. Il rapporto tra Pitagora e l’artigianato – ha spiegato Mele – deriva anch’esso dal padre, secondo una tradizione che lo vede produttore di sigilli da incastonare negli anelli. Dall’artigianato deriva anche il rapporto con la musica. Il ritmo dei martelli dei fabbri, le corde con i diversi pesi, l’attività dei bronzieri e i recipienti vuoti dei vasai creano quelle note musicali sulle quali si sofferma la ricerca pitagorica. Il pensiero pitagorico nasce dunque da una tradizione di commercio e artigianato, opposto a quello di Platone che in effetti era in completo disaccordo con i pitagorici, specie sulla musica. La tradizione influenza il pensiero e il pensiero caratterizza il governo di un popolo. Per queste semplici considerazioni – secondo Mele – i sibariti, che non avevano porto ma disponevano di grandi servitù, al contrario dei crotoniati erano più vicini al pensiero di Platone.

La relazione della soprintendente Elena Lattanzi ha avuto per oggetto una stele acefala, già esposta nel Museo archeologico di Crotone, ritrovata durante lo scavo delle fondazioni dei fabbricati di una cooperativa edilizia su via Cutro e poi consegnata alla Soprintendenza. Il modo in cui è stato acquisito il pezzo fa riflettere: la città moderna si è sviluppata su quella antica ad un costo troppo elevato per il patrimonio storico archeologico. In questi anni migliaia di pezzi archeologici sono andati dispersi perché trafugati o buttati nelle discariche dalle ruspe.

Le relazioni della seconda giornata hanno riguardato in modo specifico la polis magno-greca.

Per meglio esporre la sintesi di questa giornata ci si è avvalsi delle parole dell’archeologo Alfredo Ruga: “Dopo una breve presentazione della professoressa Paola Pelagatti, ha aperto gli interventi su Crotone e sul suo mondo produttivo ed artistico Roberto Spadea. Sono state presentate ed inquadrate nelle correnti artistiche dominanti in Magna Grecia ( laconica, peloponnesiache, corinzie) alcune opere già note, dai santuari urbani ed extraurbani alla necropoli di Carrara. Una novità assoluta è stata la presentazione di una testa di grifo in lamina bronzea ricomposta da vari frammenti e facente parte del tesoro di Hera, databile alla metà del VII secolo a.C.”.

“Uno sguardo alla principale produzione coloniale, ma generalmente di ambito acheo, quella delle ceramiche con decorazione a rilievo – spiega ancora Ruga – ha dato l’input all’ampia e ben articolata relazione di Luigi La Rocca, che si è soffermato su prodotti di vario tipo rinvenuti in città. Anche in questo caso le produzioni dimostrano gli influssi della Grecia continentale e non solo, con un particolare riferimento agli ambienti corinzi.

Di particolare suggestione sono state le due relazioni su specifiche produzioni plastiche, quella di Roberta Belli Pasqua su alcuni aspetti dell’artigianato artistico in terracotta, e quella di Gregorio Aversa sulle terrecotte architettoniche dalla città. La Belli, in particolare, ha ripreso quanto già evidenziato da altri studiosi del settore, primo fra tutti Claudio Sabbione, percorrendo idealmente il percorso artistico coroplastico delle officine locali ed esaminando alcuni pezzi notevolissimi, in qualche caso già noti ma riproposti in modo originale e convincente ed evidenziando rapporti e apporti da mondi artistici diversi (tra cui quelli argivo, attico e ionico).

Gregorio Aversa, invece, ha immerso l’uditorio nel mondo della cultura architettonica dominante a Crotone e nel suo territorio tra età arcaica e primo ellenismo. Sono emersi importantissimi rapporti tra varie aree del mondo greco e della Magna Grecia e Sicilia, con significativi apporti al solito corinzi (l’impostazione del tetto tipico, per esempio) e ionici, avanzando una suggestiva ipotesi circa il collocamento di alcune lastre fittili già ampiamente pubblicate dal tempio di Hera Lacinia, viste non come sime bensì come fregio continuo“.

Dopo una serie di puntuali interventi sulle relazioni, le conclusioni sono state tratte per la mattinata da Alfonso Mele, seguite poi da un intervento di Pier Giovanni Guzzo, soprintendente di Pompei.

Nel pomeriggio, con la presidenza di Dieter Mertens, i lavori sono proseguiti con una serie di interventi sulla necropoli di località Carrara, sulla circolazione monetaria a Crotone e sul territorio nord e sud della polis achea. Il primo, del prof. Filippo Giudice, ha messo in evidenza la circolazione dei prodotti attici in città tra il VI e il V sec. a.C., con una presenza di temi iconografici riconducibili ad aspetti significativi per la società e la cultura crotoniate del tempo.

Ermanno Arslan ha proposto invece alcune linee guida per leggere i fenomeni economici cittadini alla luce dei rinvenimenti monetali, testimonianza di un uso quotidiano della moneta in tutte le transazioni. Juliette de la Genière ha proposto una ricostruzione dei rapporti tra coloni greci ed indigeni nel territorio a nord della città, partendo da una disamina delle culture del bronzo e del ferro nell’area C e mostrando una serie di rinvenimenti degli abitati presso Strongoli (Murge e Pianette), Cirò Superiore (Cozzo Leone, Serra Sanguigna) ed altre località (Carfizzi per esempio).

Ad Alfredo Ruga, Carlo Rescigo, Dimitris Roubis è toccato il compito di delineare il quadro dei rinvenimenti nell’area dell’aeroporto S. Anna, illustrando con una serie di rinvenimenti relativi a fattorie e una necropoli il quadro insediativo e la vitalità della chora sud di Crotone, perfettamente inserita a livello sociale, economico e tecnologico nella polis. I dati sulle produzioni (coppe ioniche) e il mondo funerario emerso dai dati di scavo della necropoli trovano una concordanza particolare con quanto noto in città e mostrano un quadro generale simile a quello già edito per Metaponto.

La giornata di domenica è stata presieduta da Juliette de la Genière ed ha affrontato vari aspetti del territorio (chora) di Kroton, che, è noto, si estendeva fino al Tirreno e aveva come colonia l’antica Caulonia. Silvana Luppino, con l’ausilio di diapositive e lucidi si è inoltrata in una lunga esposizione su arule e ceramiche di Sibari per un confronto con le stesse produzioni crotoniate. Le immagini, gran parte inedite, di zoomachie, motivi floreali (catene di palmette, fiori di loto, petali di rosetta) e geometrici provenienti da Timpone Motta di Francavilla o da Sibari, ripropongono produzioni similari rinvenute a Crotone.

Un lungo e minuzioso lavoro di catalogazione della produzione sibarita di ceramica dipinta è stato esposto da Luigina Tomay della Soprintendenza archeologica del Piemonte, che attesta la presenza di fabbriche locali a Francavilla e a Sibari in base ai materiali ritrovati al Parco del cavallo, a Stombi e Timpone Motta. Sono perlopiù modelli proto-corinzi e corinzi utilizzati sia a Crotone che a Sibari.

I tre interventi che si sono susseguiti hanno riguardato Caulonia. Maria Teresa Iannelli, Maria Cecilia Parra e Maddalena Simonetti si sono alternate tra problemi di topografia del “quartiere arcaico extra moenia”, aree sacre e arule di Caulonia.

Quest’ultimo intervento, in particolare, ha suscitato interesse e un lungo applauso da parte del pubblico per la ricchezza del materiale esposto e la puntigliosa esposizione. Altarini di terracotta con sopra impresse, a rullo o a calco, lotte di animali, Eracle imberbe, motivi floreali e geometrici, attestano a Caulonia una presenza di officine locali con botteghe specialistiche in particolari produzioni (zoomachie, ecc.). Allo stesso tempo si coglie che negli oggetti viene profuso lo stesso gusto artistico che caratterizza le produzioni crotoniati, a causa, probabilmente, della comune origine achea e dell’influenza artistica ionica-calcidese.

Più preciso sui rapporti tra Crotone e una sua colonia è stata l’esposizione di Gioacchino Francesco La Torre. Il ricercatore si è soffermato sugli scavi e sul materiale recuperato a Campora S. Giovanni. I resti di un edificio di culto di 29 metri per 19, già visitato dai clandestini, ha permesso di costruire i rapporti esistenti tra la città di Temesa, sul Tirreno, e l’impero di Crotone. L’edificio, a forma rettangolare con tetto di tipo corinzio e di origine achea, simile ad altri trovati a Crotone (Vigna Nuova, edificio B a Capo Colonna) e a Francavilla, ha restituito un ricco corredo di materiale ceramico di importazione attica.

La relazione di Luisa Breglia ha quindi riproposto un approccio storico ai temi del pitagorismo attraverso lo studio delle sirene. Esseri metà uccelli e metà donne (ma anche uomini, sireni) trovati in piccole statuine di bronzo negli heraia e in particolare nell’heraion lacinio. Le sirene sono legate al mondo dei morti, ornano oggetti della cosmesi femminile, al mito della transizione e al mondo della navigazione. La Breglia ha ricordato che forse quelle ritrovate a Capo Colonna furono dedicate ad Hera da marinai che avevano superato una tempesta. Proprio davanti il Capo Lacinio esisteva un’isoletta abitata dai dioscuri che, è noto, proteggevano la navigazione. Ma la tradizione pitagorica sulle sirene è diversa. Pitagora conosce le sirene omeriche come negative, come il piacere che bisogna fuggire, di contro Ulisse e Penelope sono figure positive. A questa interpretazione estrema si affianca un approccio verso le sirene, da parte dei pitagorici, più positivo. Essi giuravano per la tetrade e la tetrade è armonia, in particolar modo armonia musicale. Armonia è il centro dell’insegnamento pitagorico e il cosmo è armonia. Le sirene potevano percepire il suono armonico del cosmo provocato dal movimento degli astri. Pitagora era uno sciamano, cioè poteva uscire dal suo corpo e incarnarsi anche nelle sirene, e quindi percepire la musica provocata dal movimento dei pianeti. Le sirene dunque come esseri cosmici ma anche legati all’armonia del corpo, poiché Pitagora arriva a Crotone e propone alle fanciulle la figura di Hera come modello.

Claude Rolley e Claudio Sabbione hanno concluso l’interessante convegno. Il professore francese dell’Università de Digione ha ritenuto alcune affermazioni della Breglia un po’ eccessive, in particolar modo per quanto riguarda il modello della nave nuragica rinvenuta a Capo Colonna: un pezzo del X sec. a.C., donato al tempio alla metà dell’VIII sec., non riguarda le coeve tradizioni legate al mondo pitagorico. Rolley, determinativo e critico nelle sue affermazioni, è rimasto frastornato dalle centinaia di oggetti esposti dagli studiosi nei tre giorni del convegno. A suo parere il rapporto tra tipologia, iconografia e stile degli oggetti indagati deve essere visionato con calma.
Sabbione, con sottile ironia, afferma che si fa il punto su Crotone archeologica ogni quarto di secolo e i suoi studi, che risalgono al 1974, pur essendo stati citati in più interventi sono ampiamente superati dalle relazioni dei giovani archeologi. Oggi, a suo parere, bisogna fare sintesi, facendo prima l’analisi della mole di materiale a disposizione; e la prossima apertura del Museo archeologico nazionale sarà un banco di prova. Forse un solo aspetto è stato tenuto fuori da questo seminario di studi: l’urbanistica dell’antica Kroton. L’auspicio di Claudio Sabbione che un prossimo convegno possa essere organizzato per colmare questo aspetto prima di un altro quarto di secolo, lo facciamo anche nostro.

(Tommaso Tedesco)


Allegato: Indice degli Atti del Convegno

5 Pasquale SENATORE, Crotone nell’antichità
7 Elena LATTANZI, Saluto ai partecipanti

RELAZIONI

11 Alfonso MELE, Pitagorismo e attività produttive
19 Elena LATTANZI, Osservazioni su una stele frammentaria in marmo con
scena di commiato
25 Roberto SPADEA, Oggetti figurati di bronzo
43 Luigi LA ROCCA, Arule e ceramica a rilievo di produzione crotoniate
55 Roberta BELLI PASQUA, SU alcune figure fittili dal territorio di Crotone
67 Gregorio AVERSA, Le terrecotte architettoniche di Crotone. Nuove acquisizioni e considerazioni tipologiche
81 Filippo GIUDICE – Elvia GIUDICE – Giada GIUDICE, / vasi attici dalla
necropoli della “Carrara ” di Crotone: analisi distributiva ed iconografica
91 Ermanno A. ARSLAN, Archeologia urbana e moneta: il caso di Crotone
143 Juliette DE LA GENIÈRE, Achéens et sociétés indigènes: le cas de Crotone
149 Alfredo RUGA – Dimitris ROUBIS – Carlo RESCIGNO – ROSA FIORILLO,
Ricerche nella chora meridionale di Crotone: prospezioni e scavi
(1990 – 1991)
207 Luigina TOMAY, Ceramiche arcaiche di produzione locale della Sibaritide
223 Maria Teresa IANNELLI, Caulonia: note di topografia urbana
245 Maria Cecilia PARRÀ, Nuove indagini al tempio di Punta di Stilo (1999)
253 Maddalena SIMONETTI, Gli altarini fittili da Caulonia: una presentazione preliminare
261 Gioacchino Francesco LA TORRE, Temesa e l’impero di Crotone alla
luce dei nuovi scavi
267 Luisa BREGLIA, Hera e le Sirene al capo Lacinio

INTERVENTI
Marina MARTELLI
Claude ROLLEY
Umberto SPIGO
Roberto SPADEA
Nunzio ALLEGRO
Paola PELAGATTI
Luigi LA ROCCA
Francis CROISSANT
Roberta BELLI PASQUA
Federico BARELLO
Paola PELAGATTI
Gregorio AVERSA
Alfonso MELE
Pier Giovanni Guzzo
Patrizia SERAFIN PETRILLO
Ermanno A. ARSLAN
Pier Giovanni Guzzo
Antonio DE SIENA
Alfonso MELE
Juliette DE LA GENIÈRE

CONCLUSIONI
Claude ROLLEY
Claudio SABBIONE
Elena LATTANZI

307 BIBLIOGRAFIA
335 CRONACA DEI LAVORI