Sono i temi che raccontano la storia dell’antica Crotone nel percorso tinteggiato con colori ad hoc come il verde, il viola e l’azzurro nel Museo archeologico di capo Colonna inaugurato sabato 29 luglio: terra, sacro e mare.

Frammenti di vasi, statuine, frontoni, monete, ancore e quant’altro, sapientemente descritti su appositi apparati didattici e dislocati in tre diverse sezioni ricostruiscono un pezzo della nostra identità nel nuovo edificio dal caldo colore della pietra di Trani che, poco visibile all’occhio del visitatore, si estende nell’area esterna all’Heraion Lacinio.

Il percorso nel museo ha inizio con la descrizione del territorio e delle sue trasformazioni nel corso dei secoli accompagnate dalle citazioni di alcuni viaggiatori che hanno visitato questa terra. Tre rinvenimenti importanti, che testimoniano la valenza archeologica del sito come l’elmo corinzio di provenienza subacquea, un’ara in marmo e un tesoretto di monete d’oro ritrovate a punta Scifo, fanno da anticamera alla prima sezione del museo, dedicata alla terra, in cui sono esposti i reperti (ceramiche, monete e il busto di una divinità femminile in terracotta) dell’abitato romano che si è sviluppato nell’area del santuario dal 194 a. C. al I secolo d. C.

Si accede, dunque, alla seconda sezione, dedicata al sacro e, di conseguenza, ai reperti di epoca greca. Con disegni, fotografie e riproduzioni multimediali, in questo padiglione, è ricostruito il santuario di Hera Lacinia, meta di pellegrini provenienti da tutte le parti del mondo antico. Interessante la ricostruzione dell’acroterio, elemento decorativo posto al centro del tetto del tempio e realizzato in marmo proveniente dalle Cicladi. Basti pensare che lo stesso elemento si trova solo in Grecia.

E poi la ricostruzione del frontone del tempio con l’esposizione di elementi decorativi in marmo che fanno pensare che possa essere uno dei templi più antichi visto che nel 470 a. C. tali elementi in Magna Grecia non esistevano.
Per concludere, nell’ultima sezione dedicata al mare, tra l’azzurro colore delle pareti e le decorazioni che simulano le onde del mare, si osservano i rinvenimenti subacquei della zona di Scifo, Capo Cimiti e Capo Rizzuto (con i frammenti del sarcofago ritrovato nel 1999), a testimonianza del passaggio delle navi che hanno percorso queste rotte e dei vari tipi di commercio (soprattutto del marmo e del vino) che avvenivano lungo le coste.

Tanta gente e molte autorità cittadine hanno assistito ansiosi e curiosi al taglio del nastro sabato scorso. L’inaugurazione del Museo archeologico di Capo Colonna, infatti, è sicuramente l’evento di spicco di questa calda estate crotonese.

Un contenitore enorme, come lo ha definito il direttore del museo Roberto Spadea, che l’equipe di archeologi da lui capitanati, come nella migliore delle sfide, sono riusciti a riempire di contenuti con la soddisfazione di Annalisa Zarattini, delegato del direttore regionale della Soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria, e Francesco Prosperetti, Direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Calabria secondo il quale Crotone rappresenta un modello per la Calabria “di come si deve promuovere la cultura“.

Fonte: Il Crotonese